Cronaca dal campo – day 6

VIGEVANO – Ultima giornata di lavori e incontri per i volontari del campo di E!State Liberi. Durante la mattinata è stata proposta la visione del film “Lea”, diretto da Marco Tullio Giordana.
Dopo la conclusione dei lavori e una meritata pausa è stata la volta dell’incontro con la moglie ed il figlio di Pietro Sanua, vittima innocente della violenza mafiosa, ucciso a Corsico il 4 febbraio 1995. Era un fruttivendolo ambulante, impegnato coi sindacati e persona onesta: il suo essere contro le storture del sistema gli è costato la vita all’alba di una mattina in cui si recava al lavoro col figlio Lorenzo, cui spirò tra le braccia. Una testimonianza che ha dato l’opportunità di ricordare Pietro e rinnovare nei volontari lo stimolo a impegnarsi sui loro territori come cittadini attivi e responsabili. Pietro, è bene ricordare, è stato riconosciuto come vittima di mafia soltanto nel 2010 grazie all’intervento di Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, che ha portato alla luce la sua storia. Alla memoria di Pietro Sanua è stato intitolato il presidio di Libera di Vicenza.
Infine la cena alla Cooperativa Portalupi della frazione Sforzesca: sarebbe dovuto essere soltanto un pasto veloce, invece si è protratto fino a tarda sera. Ha prevalso l’amicizia, la voglia di stare insieme, l’indugiare nel gioco e nella chiacchiera.

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Cronaca dal campo – day 5

VIGEVANO – L’impegno è visibile, la cancellata inizia a risplendere di un colore lucido e nuovo. Tra una risata e l’altra ci formiamo e diamo vita ad un cambiamento dentro e fuori di noi.
Oggi, dopo la ripresa dei lavori sul bene di via Oroboni 32, confiscato al clan di ‘ndrangheta Valle, abbiamo dedicato il pomeriggio alla visita del Bosco dei Cento Passi di Gaggiano, confiscato nel 2005 al clan Ciulla. Qui Giovanni Gaiera, responsabile della comunità Cascina Contina che ha appena preso in gestione il bosco per realizzarne un frutteto ‘inusuale’, ha spiegato come questo luogo, da zona di mafia e illegalità, stia per diventare area di lavoro vero ed onesto. Poi il vice ispettore Roberto Matteo Passini, del corpo forestale dello Stato, ha affrontato il delicato tema delle ecomafie, ossia le attività che, oltre ad essere illegali, recano anche danno all’ambiente. Infine la cena in cascina Contina, a Rosate (sempre nel milanese), gestita dall’omonima cooperativa e che ospita uomini, donne e ragazzi con vari problemi di disagio sociale, tra cui persone che stanno svolgendo un programma terapeutico di riabilitazione dalla tossicodipendenza, minori adolescenti che hanno commesso reati o hanno incontrato difficoltà nelle loro famiglie e persone affette da HIV/AIDS che hanno perso la loro autonomia abitativa.

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Cronaca dal campo – day 4

VIGEVANO – Giornata diversa per i venti volontari del campo di “E!State Liberi”. Oggi gite fuori porta per conoscere alcune realtà operanti sul nostro territorio. La mattinata è stata dedicata all’incontro con l’Associazione Pianzola Olivelli di Cilavegna che ospita donne e minori provenienti da situazioni di disagio e minori stranieri non accompagnati con l’obiettivo di restituire loro un futuro più sereno e dignitoso. Il presidente della onlus, Fabio Crotti, ha spiegato i dettagli di questa realtà: dedicata a due importanti figure del territorio: padre Francesco Pianzola, beato che tanto ha fatto per il territorio, e Teresio Olivelli, partigiano morto nei lager. L’associazione Pianzola Olivelli opera in molti ambiti allo scopo di ridurre il disagio sociale, sostenendo persone in difficoltà attraverso la distribuzione di alimenti, mobili e indumenti presso il Magazzino della Solidarietà. Particolarmente significativa nel percorso dei volontari è stata la testimonianza di un ragazzo di 17 anni che due anni fa ha affrontato un ‘viaggio’ che purtroppo accomuna tanti: la traversata del Mediterraneo su una barca per arrivare in Italia dall’Egitto. Una forza d’animo fuori dal comune, impossibile da dimenticare e che ha fatto comprendere il motivo della visione del film “Fuocoammare” della sera prima, sorta di preludio ai temi di questa giornata. Nel pomeriggio la visita a “Libera Casa” Angelo Vassallo a Trezzano sul Naviglio, sede del Presidio Sud-ovest e del Coordinamento Regionale di Libera in Lombardia. Questo bene è stato confiscato a Salvatore Di Marco, il “sommelier” di Cosa Nostra specializzato nel traffico di stupefacenti. Lì si è svolto l’incontro con Giovanna Procacci, responsabile per la Lombardia della campagna Miseria Ladra : è stata lei ad illustrare il rapporto, strettissimo, tra immigrazione e criminalità organizzata. Una cosa ovvia solo per gli addetti ai lavori ma non così immediata. Ultimo incontro della giornata con don Virginio Colmegna alla Casa della Carità di Milano che accoglie persone in difficoltà operando per garantire loro diritti, salute e lavoro e costruendo percorsi personalizzati che le aiutino a tornare autonome. Si credeva di andare a dormire presto, per via dei lunghi viaggi: invece la serata si è conclusa con una chitarra, un tamburello e tanta allegria: perché “E!State Liberi” è anche relazione, amicizia e voglia di stare insieme.

Cronaca dal campo – day 3

VIGEVANO – Prosegue l’esperienza dei venti ragazzi, arrivati da tutta Italia, nel campo “E!State Liberi” di Vigevano. Dopo la consueta attività mattutina nel bene di via Oroboni, in cui ora opera Madre Amabile (con annesso pranzo) è stata Filomena De Matteis nella formazione pomeridiana ad introdurre un tema fondamentale: quello dei beni confiscati. Ossia quelli che, grazie alla legge 109 del 1996 approvata da un referendum su iniziativa popolare, ora sono riassegnati ad enti che operano nell’ambito sociale. Essi sono tantissimi, in tutta Italia e quindi anche in Lombardia: la panoramica snella ma accurata (e soprattutto coinvolgente) di Filomena ha sicuramente permesso di avere un quadro molto più chiaro e preciso di queste realtà e del percorso, tortuoso, che ha portato sia alla legge 109 che alle sue stesse motivazioni
In serata la visione di “Fuocoammare”, documentario di Gianfranco Rosi (regista già autore di “Sacro GRA”): l’immigrazione può sembrare un argomento marginale per chi si è iscritto al campo estivo organizzato da un presidio antimafia: in realtà i legami sono molto più stretti, e la visione di queste immagini girate a Lampedusa, in bilico tra disperazione, eroismo e speranza, sono soltanto il preludio agli approfondimenti dei prossimi giorni.

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Cronaca dal campo – day 2

VIGEVANO – L’ambientamento, si sa, non è facile: una città nuova, una realtà diversa, le regole di un contesto che, pur come campo estivo, è sempre un’opera di volontariato. I venti ospiti di “E!State Liberi” a Vigevano invece si sono inseriti subito ed hanno iniziato a sistemare la sede di Madre Amabile, l’ex principesca villa e sede operativa del clan Valle, con la stoffa da operai di lungo corso.
Chi a riverniciare il cancello e chi a curare l’orto, l’entusiasmo dimostrato da questi ragazzi è stato immediato e, per alcuni versi, sorprendente. La formazione, durata fino a tarda sera, ha poi dimostrato una volta per tutte il loro senso di responsabilità. Prima le parole di Gianmarco Crescentini, referente del presidio universitario di Libera Milano, che ha spiegato l’ABC della mafia – un argomento di cui in Italia si parla troppo poco, di sicuro meno che delle previsioni del tempo – e poi quelle di Simone Satta, che ha approfondito il tema delle mafia criminalità organizzata nel nostro territorio e spiegato come chiunque, nel suo piccolo, possa fare la differenza. Non viviamo in un’isola felice e dovrebbe essere noto: di questo i giovani volontari se ne sono resi conto anche grazie a Vincenzo Moriello, responsabile legalità della CGIL Lombardia, che nel suo laboratorio serale ha proposto un gioco: dal caso di una delle più famose ditte lombarde che ha scelto di affiliarsi alla ‘ndrangheta per diventare, da ricca, ricchissima, è partita la divisione in tre gruppi e l’analisi della sua storia attraverso un cartellone. Sarebbe difficile per chiunque proporre riflessioni così acute e contestualizzate e una partecipazione come quella dei ragazzi; che, svegli dalle 7 del mattino e reduci ancora da un lungo viaggio, hanno comunque proposto un’analisi di ampio respiro, implementata dalla passione, dall’eloquenza e dall’analisi di Vincenzo. Una serata che ha arricchito tutti e che, come ha notato una ragazza ospite, “ha rappresentato diverse docce fredde”. Non certo per la brezza notturna di questa estate anomala: ma per l’aver capito, una volta per tutte, che la mafia l’abbiamo in casa e chi lo nega crea un danno gigantesco che non può essere perdonato.

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Vincenzo Moriello

Cronaca dal campo – Day 1

VIGEVANO – Accoglienza, amicizia, convivialità. Non si respirava altra atmosfera dopo l’arrivo dei venti volontari del campo estivo di Libera, che da ieri (domenica 31 luglio) al 7 agosto vivranno nella nostra città e si occuperanno del bene confiscato di via Oroboni, prima residenza degli ‘ndranghetisti Valle ed ora sede di Madre Amabile, onlus che aiuta i ragazzi meno fortunati e le loro madri. Gli ospiti soggiorneranno nei locali dell’oratorio della madonna Pellegrina, gestito da don Paolo Bernuzzi.
Il lavoro vero e proprio inizierà però oggi (lunedì 1 agosto): ieri i ragazzi sono arrivati in città ed hanno fatto conoscenza dei volontari del presidio. In più, grazie alla gentilezza di don Moreno Locatelli, guida turistica per un giorno e direttore della Caritas locale, hanno anche visitato i luoghi più suggestivi della nostra città: il castello, la piazza Ducale, la torre del Bramante (con annessa salita panoramica). Subito dopo il momento più suggestivo, quando con 900 post-it di vari colori riportanti i nomi delle vittime di mafia i ragazzi, aiutati dai volontari, hanno formato un pannello in cui trionfava la scritta “LIBERA”. Pannello che rimarrà in Piazza Ducale per tutta la durata del campo.
A seguire la cena ed un momento di conoscenza, intervallato da giochi e, soprattutto, dalla spiegazione di cosa è Libera e di cosa i ragazzi stanno per fare. Una vacanza, certo. Ma anche un momento di riflessione e presa di coscienza di cosa significhi, nel proprio piccolo, l’immenso contributo all’antimafia e alla legalità che questi giovani hanno scelto di dare.

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Slotmob, il resoconto

Tra risate, musica e avvincenti partite di calcio balilla si è svolto sabato scorso, presso il bar Sorsi e Morsi di Vigevano, l’aperitivo organizzato dal presidio vigevanese di Libera, al quale hanno partecipato, oltre ai volontari del presidio, anche sessanta cittadini di Vigevano e i direttori dei settimanali del territorio L’Informatore e L’Informatore Lomellino, rispettivamente Mario Pacali e Giovanni Rossi. In più Davide Zardo, redattore de L’Araldo Lomellino . L’evento, “Slotmob”, si è svolto in un bar che ha deciso di non trarre profitti dal gioco d’azzardo e dalle slot ed è stato scelto apposta per sensibilizzare l’opinione pubblica a dire “no” ai profitti derivati da questo tipo di attività.
Il tutto è iniziato con un discorso di apertura tenuto da Alice Del Giudice, referente di Libera Vigevano, nel quale ha spiegato e affrontato i temi che hanno portato alla creazione dell’evento. Dopo pochi minuti si sono aperte le danze e si è iniziato a bere e mangiare in un atmosfera resa molto più piacevole da una piccola rock band (Luca Ziviani alla chitarra e al canto, Luca Apostoli al basso) che ha suonato pezzi di Neil Young, Porcupine Tree e altri nomi famosi della musica rock. Inoltre, tra una pizzetta e l’altra, ci si sfidava in partite di calcio balilla all’aperto.
Sebbene fosse un aperitivo, aveva poco della solita solfa da bar perché la solarità delle persone, l’ambiente e il contesto hanno reso il tutto un evento tranquillo ma divertente. Sarà pure una cosa semplice il trovarsi insieme tra amici e neo conoscenti, ma è stato inusuale il forte impatto sociale, grazie al messaggio che questa occasione ha voluto trasmettere. Non sono mancate le opportunità di imparare cose nuove e di conoscere ulteriori aspetti del lato oscuro della città attraverso il confronto con persone che in questo campo lavorano da decenni.
E se imparando ci si diverte anche, ben venga.

Cronache di storia vigevanese

Sono passati ormai sei anni da quel luglio 2010 in cui gli esponenti del clan Valle sono stati arrestati per l’ultima volta. Per saperne di più bisogna fare un lungo passo indietro, partendo dal racconto di un clan di ‘ndrangheta come ce ne sono tanti, sia di racconti che di clan. Purtroppo. E’ una delle numerose storie di malavita organizzata che ha caratterizzato (e caratterizza) il nord Italia, costellate da violenza, omertà, ascesa e caduta di famiglie mafiose. Tutto ha però inizio al sud, nel caldo clima di Reggio Calabria, in un quartiere da cui è possibile godere della vista del mare dello stretto di Messina: Archi, zona in cui ha sempre comandato l’imponente cosca De Stefano. Tra le diverse famiglie malavitose ad essere loro fedeli, quella che interessa questa storia è una in particolare: i Valle. Decimati dalla sanguinosissima faida conosciuta come “seconda guerra di ‘ndrangheta”, in cui si contrapposero le famiglie dei De Stefano e degli Imerti, durata circa un decennio tra gli anni Ottanta e Novanta, i Valle scelsero di fuggire da Reggio Calabria per rifugiarsi altrove, il più lontano possibile dagli spari e dai morti ammazzati. L’opzione della cosca, in fuga da quella che è stata una vera e propria mattanza (quasi settecento le vittime) non fu una scelta casuale tra le città del nord Italia, ma al contrario una vera e propria immigrazione mirata in cerca di protezione. La preferenza ricadde su un comune in provincia di Pavia, conosciuto ai più per la produzione di scarpe, lo scrittore Lucio Mastronardi e la splendida piazza: Vigevano. A questo punto del racconto entra in scena uno dei personaggi principali della storia: il vice questore di Vigevano Giorgio Pedone, autore di diversi rapporti e informative riguardanti i movimenti della criminalità organizzata sul territorio da lui presidiato. Uno dei magistrati che ha portato in carcere con le sue indagini decine di ‘ndranghetisti infiltrati nelle regioni del nord, Ilda Bocassini, intervenuta nel 2011 ad un incontro organizzato presso l’Università di Pavia, disse di lui: «un attento poliziotto del commissariato di Vigevano che in un rapporto di polizia del 1983 dava l’idea di aver già compreso tutto». In uno di questi documenti, ad esempio, Pedone scrisse: «Com’è noto in Vigevano fin dal 1965 si è insediata, fra gli altri nuclei di famiglie provenienti dalla provincia di Reggio Calabria anche quella facente capo a Giovanni Cotroneo, il quale in questi anni ha avuto maniera di consolidare la sua “autorità” attraverso una rete capillare di suoi conterranei venuti dal sud in cerca di lavoro, ma disposti anche a ricambiare un piacere, qualora chi lo chiedeva era in grado di assicurare un minimo di guadagno, protezione e di rispetto». Quasi tutti i calabresi insediatisi a Vigevano prima o poi capitavano da Cotroneo ed i Valle non furono da meno. Ciò che distinse il pellegrinaggio dal boss degli onesti immigrati rispetto a quello compiuto dal clan fu notato sin da subito da Pedone il quale, sempre in uno dei suoi report, parlava di protezione garantita ai Valle da eventuali minacce da parte delle cosche nemiche grazie alla presenza in Calabria di Giorgio Cotroneo, fratello di Giovanni. In cambio parte dei capitali dei Valle, accumulati al sud attraverso usura ed estorsione e poi trasferiti al nord, contribuirono a risollevare le attività commerciali di Cotroneo. Fu così che Continua a leggere Cronache di storia vigevanese

Aperilibero!

Un locale che ha scelto, per ragioni etiche, di non avere al suo interno le slot machine ospiterà, sabato 23 dalle 18.30, l’aperitivo organizzato dal presidio vigevanese di Libera, associazione che si batte contro le mafie. Si tratta del bar-pasticceria “Sorsi e Morsi” di corso Pavia 76, vicino all’istituto clinico Beato Matteo. Questo evento, a cui è invitata tutta la cittadinanza, vuole sensibilizzare su un fenomeno, quello del gioco d’azzardo e delle slot in particolare, spesso trascurato o ignorato. All’accessibile costo di 5 euro compreso di stuzzichini, con lo slogan “un bar senza slot ha più spazio per le persone”, l’evento si aprirà con una breve presentazione della campagna “slotmob”, alla quale Libera aderisce per combattere il problema del gioco d’azzardo e, alle 18.45, avrà inizio l’aperitivo vero e proprio, accompagnato da un torneo di calcio balilla, da musica e da vari giochi in scatola “tradizionali”, come Risiko o il gioco dell’oca, per prediligere il concetto di socialità a quello di solitudine ed alienazione a cui si va incontro giocando d’azzardo.
Il progetto “Slotmob” è nato nel 2013 da un’esigenza oggettiva della società civile: esistono 800.000 persone in Italia a rischio dipendenza e, fino ad un anno fa, la provincia di Pavia era prima in classifica nazionale per giocatori patologici. Un vizio che può portare al sovra-indebitamento e nella rete dell’usura, da sempre gestita dalla criminalità organizzata. Inoltre Libera porta avanti “SOS giustizia”, uno sportello di ascolto e accompagnamento alla denuncia per vittime di usura ed estorsione, inserito in un progetto più ampio che vede la collaborazione di altre realtà, tra cui Caritas che offre orientamento e supporto a giocatori d’azzardo patologici e alle vittime di estorsione. “Invito tutti a venire – dice Alice Del Giudice, referente di Libera Vigevano – per sostenere la nostra scelta di supportare chi ha preso una decisione etica: il non trarre profitto da un sistema distruttivo”.

Tratto da l’informatore Lomellino di oggi.

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Giustizia 1 – illegalità 0

Una maxi retata nella notte tra mercoledì 6 e la mattinata di giovedì 7 luglio che si è conclusa con dieci custodie cautelari in carcere, undici arresti domiciliari, tre obblighi di dimora e 56 denunce, nella vasta zona che comprende oltre a Vigevano anche Gambolò, Garlasco, Gravellona e Alagna.
Gli arresti sono avvenuti quasi in contemporanea e si sono conclusi con una lunga parata da parte di decine di auto dei carabinieri che transitavano da via del Popolo fino in piazza Ducale e poi giù, nelle zone centrali della città, a sirene spiegate sotto lo sguardo dei cittadini attoniti, celebrando il giusto trionfo dei vincitori della battaglia.
Si tratta di un blitz con pochi precedenti nella nostra zona, che ha coinvolto 160 carabinieri e che ha sgominato un’organizzazione potente e radicata a Vigevano e nell’area circostante, finalizzata al traffico di armi, alle estorsioni, allo spaccio e, soprattutto, al controllo totale del territorio. L’elenco dei fermati, nomi a cui si è risaliti dopo quasi due anni di indagini, comprende sia uomini “navigati” e già noti nei verbali, nelle cronache e nelle indiscrezioni cittadine, sia ragazzi di meno di 30 anni, nuove leve di una criminalità che, da esasperato bullismo di quartiere, mirava a diventare qualcosa di più serio ed importante. Una prepotenza che andava dall’autocelebrazione grottesca, come quella di pubblicare un video musicale su internet per esaltare le loro gesta e la loro baldanza, agli atti dimostrativi tremendamente seri come gli incendi delle auto di chiunque (onesto o meno) si frapponesse sul loro cammino, le intimidazioni pistola in mano ed anche, a volte, attentati veri e propri. Non a caso nelle abitazioni di molti degli arrestati sono stati trovati veri e propri arsenali di armi di ogni tipo, frutto di rapine nei mesi scorsi, nonché diversi chilogrammi di hashish e cocaina, il classico “commercio” con cui, storicamente, la criminalità ha sempre investito i primi proventi diventando, da ricca, ricchissima. La loro ambizione era tale da parlare, in molte intercettazioni, di un vero e proprio piano velleitario di assalto alla caserma, i cui legittimi occupanti (i carabinieri) erano definiti “i cani”, i nemici pubblici numero uno da sconfiggere nel loro mondo alla rovescia.
L’obiettivo era dunque il controllo della città e, più in generale, del territorio, con la violenza ed i tentativi di infiltrarsi nella pubblica amministrazione, nelle reti commerciali e nelle imprese: in un caso un PM ha addirittura aperto un’inchiesta su un imprenditore, Bruno Marasco, vicepresidente di una cooperativa vigevanese che si è ucciso il 4 giugno 2015 dopo una lunga serie di intimidazioni ed attentati da parte di uno degli arrestati, che secondo le accuse mirava a prendere il suo posto nell’azienda.
Si tratta senza dubbio di una pagina buia ed oscura della storia della città e di buona parte della Lomellina, dato che gli affari e la provenienza di molte delle persone coinvolte trascendono i confini del comune di Vigevano per espandersi nei paesi circostanti, probabilmente in anonime villette di strade residenziali. Non sono coinvolti immigrati, non sono coinvolti stranieri, ma persone nate e cresciute da noi, in molti casi ex compagni di scuola, vicini di casa o conoscenti a vario titolo, che anzi la criminalità romena o albanese l’avrebbero relegata in un angolo. “Vigevano come Gomorra”, sussurrava qualcuno. E questa volta sembrerebbe davvero così.

Tratto dall’informatore Lomellino di mercoledì 13 luglio.